Recensione - A un metro da te, di Rachael Lippincott

by - aprile 08, 2019


Buongiorno e buon lunedì! FINALMENTE posso parlavi di questo libro e di questa storia che ha fatto molto parlare di sè. Tratta di un tema delicato, di cui non sempre se ne è a conoscenza, e spero che la storia di Will e Stella possa in un qualche modo sensibilizzare il lettore sull'argomento. 


https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61-aKAlOtTL.jpg 

Titolo: A un metro da te
Autore: Rachael Lippincott
Genere: Contemporary Romance
Casa editrice: Mondadori
Data di uscita: 5 marzo 2019


Ho volutamente deciso di aspettare di vedere il film prima di scrivere questa recensione. E credo di aver fatto molto bene! Posso mettere nero su bianco dei sentimenti che in un certo senso ho percepito in modi diversi prima con la lettura, poi con la visione cinematografica. Partiamo dal fatto che il libro nasce come tale partendo dalla sceneggiatura del film. In sostanza, se non in alcune scene che risulano mancanti, libro e pellicola sono identiche, anche a livello di battute. Quello che non sono riuscita a far mio durante la lettura, l'ho apprezzato e compreso MOLTO DI PIU' seduta sulla mia poltroncina al cinema, nonostane a destra ci fosse una coppietta coppiettosa che non ha fatto altro che coccolarsi e baciarsi tutto il film (avrebbero potuto benissimo risparmiare il costo di un biglietto visto che per tutto il tempo sono stati l'uno in braccio all'altra - ma chi sono io per giudicare, eh?!), e a sinistra ci fossero delle ragazzine che continuavano a borbottare "ommioddio vedrai che muore. Oh no, muoiono tutti e due!". 

⚠️ ⚠️ ⚠️ ALLERTA SPOILER ⚠️ ⚠️ ⚠️
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
No, non muore nessuno grazie al cielo! 

Ma torniamo a noi e al mio giudizio. 
Questo libro affronta un tema che anche a me era in un certo senso sconosciuto: quello della fibrosi cistica. Ne avevo sentito parlare, ma non sapevo nello specifico che cosa fosse: questo libro da quel lato è stato illuminante. Attraverso le parole di Stella infatti, la protagonista diciassettenne, riusciamo ad apprendere un sacco di nozioni su questa sua malattia. Riusciamo a vedere il suo approccio alla vita, a come si aggrappa all'ossigeno che la fa vivere, a come lotta per non lasciare soli i suoi genitori. A come riordina il suo carrello dei medicinali in modo maniacale. Piccoli gesti quotidiani che le permettono di andare avanti giorno per giorno con la speranza che non sia l'ultimo. Rubando al mondo respiro dopo respiro e facendoli suoi.
L'ospedale è la sua seconda casa, le infermiere e tutto lo staff la sua seconda famiglia: Barb l'ha vista crescere in reparto. Ed è di nuovo lì che la ritrova, e che sarà spettatrice di un miracolo.


Non credevo fosse possibile volere tanto qualcosa al punto da sentirlo 
nelle braccia e nelle gambe e in ogni respiro.


Stella può contare da sempre sul supporto di Poe, il suo migliore amico conosciuto proprio tra i corridoi dell'ospedale, e delle sue amiche Mya e Camila, le sue compagne di scuola e amiche di sempre.
E poi, galeotto il corridoio, vede lui. Will. Alto, capelli neri e scombinati, due occhi come pietre di zaffiro, velati di rassegnazione.


«Tu ti consideri un ribelle. Ignori le regole perché questo ti fa sentire 
di essere padrone della situazione. Dico bene?»
«Non ti sbagli» ribatto e mi appoggio con disinvoltura al muro.


Non possono esserci due personalità più diverse tra loro di quella di Stella e Will. Lei, tenace, minuziosa, precisa, maniacale. Lui, che con il B Cepacia ha meno probabilità di lei di ricevere dei polmoni nuovi. Lui, che ha smesso di lottare contro questo mostro, perché stufo di girare tutti gli ospedali del mondo e di essere una sorta di cavia per le cure sperimentali. Lui, che non riesce a capire a pieno il dolore di sua madre, che (almeno nel libro) appare come una snob che può permettersi quello che vuole solo perché possiede sufficiente denaro per schioccare le dita e veder soddisfatto ogni suo desiderio, tranne la salute di suo figlio. I soldi possono comprare molte cose, ma non la salute e l'affetto. 
A differenza di Stella, Will ha consapevolezza della morte. Ogni respiro potrebbe essere il suo ultimo, ed è convinto che quella che respira sia aria in prestito. A soli diciotto anni sa per certo che potrebbe andarsene da un momento all'altro. E vorrebbe godersi ogni respiro che la vita gli concede. La vita dal tetto dell'ospedale sembra meno schifosa di quanto non sia in realtà: il suo posto preferito, quello che letteralmente gli toglie il fiato oltre il sorriso di Stella, è proprio questo. 

L'incontro tra i due non è dei migliori: lui appare il classico ragazzo da voglio, pretendo e posso, lei invece risulta molto diffidente. Il fatto che lui prenda la sua malattia così sottogamba e non si attenga alle indicazioni mediche con costanza fa andare Stella fuori di testa, tanto da proporgli un patto: affronteranno le cure insieme se lei si fa ritrarre. 
Il "contatto" con Stella gli permette di vedere la vita dalla sua prospettiva: la lotta alla sopravvivenza, per vivere delle esperienze da poter trasformare in bei ricordi. L'ospedale per lui è come una gabbia dorata, come un posto che imprigiona i suoi respiri. Stella, con il suo bel sorriso sulle labbre, le videochat e i video su Youtube le farà capire come in due possa essere molto meglio affrontare la malattia piuttosto che rinnegarla. 
Ma l'amore, da solo, non salva mai da tutti i mali del mondo. La morte è sempre lì, bussa inaspettata alla nostra porta portandoci via tutte le certezze. Amplificando la rabbia, la tristezza, la nostalgia, il rimpianto. E non ci sarebbe niente meglio di un abbaccio per colmare questo vuoto.


La morte.
Questo sono. Questo sono per Stella.
L’unica cosa peggiore di non poter stare con lei o vicino a lei 
sarebbe vivere in un mondo in cui lei non esiste più. Soprattutto se per colpa mia.


Un libro, un film, che lasciano (a me molto più il film, devo ammetterlo) tantissimo. Il concetto del contatto è pienamente espresso perché completamente assente: se ne sente la mancanza. Un abbraccio, una pacca sulla spalla, sono tutti gesti che tra malati di FC non sono possibili. La distanza minima da rispettare è di due metri, che possono non sembrare niente, ma che in realtà sono tutto. Tutto si manifesta in distanza: il conforto, l'amore, lo scherzo, sono sempre rilegati a due metri. 
Io da spettatrice (e da molti anni non innamorata) ne ho davvero sentito la mancanza: una carezza potrebbe uccidere ragazzi con questa malattia. 
Ma poi arriva un momento in cui Stella decide di prendersi quello che la malattia le ha tolto. Si prende un metro, un passo, un respiro. Si prende un pezzo di quello che la divide da un grande amore che vuole viversi. Per una volta, vuol vivere per amare, e non vivere per lottare. 
Il tema trattato ho trovato che fosse meglio sviluppato nel film, soprattutto l'approccio alla morte e all'essere "terminali", che viene analizzato in due sfumature diverse, e che è riflesso del carattere stesso dei protagonisti. I i modi di pensare di Will e Stella arrivano a smorzare quei tratti spigolosi dei loro caratteri, rendendo lui più speranzoso, lei meno rigida al pensiero di vivere per lottare, piuttosto che lottare per vivere. Fino al momento in cui una frattura tra loro renderà molto meno dolce il loro amore. Come può un amore come il loro, sopravvivere, quando è accerchiato dalle fiamme della morte? Come può lui vivere, sapendo di essere un male per lei? 
Quello che non manca di certo in questa storia, sia che la leggiate o che la guardiate al cinema, sono le lacrime. La commozione, ma anche la risate. Riderete per le battute di Will, riderete perchè Poe è un bel personaggio, riderete perché arriverete alla conclusione che anche loro, così giovani, meritano di scoprire cosa sia l'amore, abbattendo le barriere della distanza. Piangerete quando la storia non andrà come vi aspettate, quando i colpi di scena vi faranno pensare al peggio, quando il peggio, alla fine, accade. 
Ma quando uscirete dalla sala cinema, o quando girerete l'ultima pagina del libro avrete imparato tanto. A non perdere nessun attimo, a scattare fotografie nei ricordi, a sorridere, perché fa bene al cuore. A non arrendervi alla prima difficoltà, a prendere per mano chi volete al vostro fianco, a baciare di più, ad abbracciarvi di più. A rendere il contatto fisico qualcosa di indispensabile. Perché come tutte le cose, solo perdendole ci si rende conto di quanto fossero importanti.


Corro da Will, i nostri corpi si scontrano, perdono l’equilibrio e cadiamo sul ghiaccio insieme, ridendo. Io gli butto le braccia al collo, appoggiandogli la testa sul petto mentre la neve scende su di noi, con il cuore che batte così forte che mi pare di sentirlo. Alzo gli occhi e vedo che si protende in avanti. 
Ogni respiro magnetico che fa mi attira più vicino a lui.
«Lo sai che lo voglio» mi sussurra, e mi pare
quasi di sentirle. Le sue labbra che si posano sulle mie, fredde per la neve e il ghiaccio, ma disegnate alla perfezione. «Però non posso.»
Distolgo lo sguardo e poso la testa sulla sua giacca, guardando la neve che cade. Non posso.
Non posso.
Reprimo quella sensazione familiare che spinge nel mio petto.
È di nuovo in silenzio e sento i suoi polmoni che si gonfiano e si sgonfiano sotto la mia testa e gli scappa un sospiro. 
«Mi fai paura, Stella.»
Lo guardo accigliata. «Cosa? Perché?»
Mi guarda negli occhi, con voce seria. 
«Tu mi fai desiderare una vita che non posso avere.» E so esattamente cosa intende dire.






Sandy
 

You May Also Like

1 Comments