Recensione "Mi vivi dentro" di Alessandro Milan

by - marzo 16, 2018

Buongiorno e buon venerdì lettori! Il weekend è alle porte, io ho ancora la testa a Milano e alla Fiera Tempo di Libri che quest'anno, per la prima volta, ho vissuto sulla mia pelle. Spero di poterne parlare presto. Oggi però, voglio regalarvi i miei pensieri su uno dei libri più belli che ho letto in questa prima parte dell'anno. Si tratta di una storia vera, straziante, dolorosa, e così viva da far piangere. Fazzoletti alla mano sono d'obbligo, se volete affacciarvi alla lettura di questo incredibile romanzo. 

 






Titolo: Mi vivi dentro
Autore: Alessandro Milan
Serie: Non fa parte di una serie
Genere: Narrativa
Casa Editrice: DeA Planeta
Data di uscita: 27 Febbraio 2018
Il mio giudizio:💓💓💓💓💓




Una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita. Un inno alla resilienza.

Tutto comincia alle sei di mattina, in radio, dove due giornalisti assonnati si danno il turno. Lui sta cercando di svegliarsi con un caffè, lei sta correndo a casa dopo aver lavorato tutta la notte. E succede che nella fretta i due scambiano per errore i loro cellulari. Si rivedono qualche ora più tardi e da un dialogo quasi surreale nasce un invito al cinema, poi a una mostra, un aperitivo, una gita in montagna.

Francesca è bassina, impertinente, ha i capelli biondi arruffati e due occhioni blu che illuminano il mondo. È una forza della natura, sempre in movimento, sempre allegra: per questo la chiamano Wondy, da Wonder Woman. Alessandro è scherzoso e un po’ goffo, si lascia travolgere da Francesca e dall’amore che presto li lega. Con lei, giorno dopo giorno impara a vivere pienamente ogni emozione, a non arretrare di fronte alle difficoltà. E così, insieme, con una forza di volontà che somiglia a un superpotere, si troveranno a combattere la più terribile delle battaglie, quella che non si può vincere. Ma anche dopo la morte sono tante le cose che restano: due figli, un gatto, un bonsai, tanti amici e, soprattutto, una straordinaria capacità di assorbire gli urti senza rompersi mai. Anzi, guardando sempre avanti, col sorriso sulle labbra.

Non è una favola, quella di Alessandro e di Wondy. È però una storia piena di speranza, di amore, di attaccamento alla vita; un inno alla resilienza, quella da esercitare quotidianamente. Perché le storie più belle non hanno il lieto fine: semplicemente non finiscono.

#MiViviDentro

“Sei mesi fa non ci avrei scommesso un centesimo.
Invece ce l’abbiamo fatta.
Siamo qui, siamo vivi,
siamo una famiglia.”  

Ma il senso di vuoto, il suo peso specifico, talvolta è insopportabile.
È come svegliarsi e scoprire di non avere più un braccio.
Non c’è bisogno di guardarsi allo specchio per accorgersi che qualcosa non è più come prima.


Quella di Alessandro e Wondy non è una storia comune: si, si sono incontrati, si sono conosciuti, si sono amati. Ma hanno anche dovuto affrontare qualcosa di più grande di loro. La malattia, la vita schiacciata dalla morte. E lo hanno fatto insieme, fino all'ultimo battito del cuore del cuore della Franci, vinta dalla morte in un giorno di dicembre, con Natale alle porte. Era un giorno di aprile del 2001 quando per sbaglio la Del Rosso ha preso il cellulare di Ale scambiandolo con il suo. Da cosa è nata cosa: si sono incontrati, hanno scambiato i loro telefoni, e si sono salutati. Alessandro quasi sperava che Francesca lo facesse salire per un caffè, ma così non è stato. Poi un invito, un weekend insieme, e l’inizio del loro per sempre. 

Se c’è una cosa che ho imparato dai bambini è la loro straordinaria resilienza, intesa come capacità di adattarsi alle situazioni, anche le più terribili, le più impensabili.

Matrimonio, figli, malattia. In questa esatto ordine. Nel mezzo ci sono anche molti viaggi, pianificati al dettaglio dalla super organizzazione della Franci. Il lavoro in radio di Ale, i fogli sparsi di appunti per il nuovo libro della moglie. Il cancro. Lo stress, le faccende da fare, la cena da preparare, i bimbi da mettere a letto, tutto sulle spalle di un Alessandro stremato, ma che si dimostra forte davanti alla moglie. È lei quella che deve combattere con la malattia in prima persona. Ma è lui che ne subisce la gran parte delle conseguenze.


Ma forse, più della nausea, condividevamo un pezzo di tumore.
Solo che a lei mangiava il corpo, a me l’anima.


Viene descritto in modo a volte diretto quello che è un percorso doloroso. La chemio, le pastiglie, le analisi, le TAC, la nausea. A volte è quasi difficile da comprendere come tutto questo possa esistere e calpestare le persone. Perché non esiste una cura per vincere la morte? Leggendo questo libro ho (purtroppo) ripercorso un ambiente a me conosciuto, che mi ha strappato una parte di me troppo presto. Ma è un libro di speranza, pieno di vita, che molte volte mi ha fatto anche sorridere. Parlare del cancro non è facile, Alessandro ha deciso di regalarci la sua storia, senza andarci leggero. È una storia straziante, che fa piangere tanto, e che non chiede solo fegato per essere letta, ma anche tanto, tanto, tanto cuore. Riesco a immaginare bene come si senta Alessandro, come manchi la mamma ad Angelica e Mattia, piccoli tesori frutto di un amore che non smette di esistere. Se ne percepisce il dolore, la mancanza, la sofferenza che solo l’amore permette di condividere. Anche se non fa meno male. La Franci, con i suoi mojito, le feste a tema e il disprezzo per la cucina saranno sarà sempre con loro. Si posa leggera come una farfalla bianca sulle loro vite, spostando quel sassolino che intralcia la loro strada e aiutandoli nelle difficoltà, vegliando su di loro. E sul marito. Vive loro dentro.



Ti chiedo un ultimo sforzo: da lassù getta sul capo di ognuno di noi una goccia del tuo inesauribile ottimismo. Basterà e avanzerà per capire come si vive sorridendo.
Se poi, tu e Rudy, vorrete buttarci giù anche una goccia di mojito, ci terremo pure quella.
Alla tua. Alla vostra.
Mi vivi dentro.
Tuo Ale. 


Sandy

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